Ho Passato Qualche Giorno in Ospedale

Cosa c’è di più desiderabile di qualche giorno in ospedale? Sei d’accordo anche tu, vero?

Avevo proprio voglia di una vacanza, possibilmente alternativa, e così ho pensato di trovarmi un diversivo.

In effetti non è che io abbia molta scelta: o la mia casa al mare ormai adeguata alle mie esigenze, o una struttura che offra la possibilità di aiuto sanitario, se necessario.

Adesso non è ancora stagione estiva, e così, ho optato per un periodo di vita in ospedale. 🙂

Vita-in-ospedale-Gin

Scherzi a parte: sono stata ricoverata per tre settimane per una brutta bronchite ed un inizio di polmonite.

Proprio una “vacanza “ insolita in un posto che nessuno sceglierebbe mai.

Ho anche dovuto pazientare un giorno e una notte in una camera dell’astanteria del Pronto Soccorso perché non c’era spazio nel reparto di competenza.

Brutta, anzi bruttissima, sensazione

Non mi sentivo assolutamente bene quella notte. Avevo grossi problemi di respiro. Non ce la facevo proprio e già a casa il dottore della guardia medica notturna mi aveva messo sotto ossigeno (per me la prima volta in assoluto), cosa che mi ha aiutato poi per tanti altri giorni: al Pronto Soccorso prima, e nel reparto di Medicina Generale dopo. Inizialmente ero in una stanza a quattro letti.

Vita comunitaria

Va da sé che ottemperare alle esigenze di più persone (specialmente se ammalate e magari anziane) e viverle come se tutto fosse normale non sia esattamente la cosa più semplice di questo mondo. Ma confesso che all’inizio è stato veramente traumatico per me: luci praticamente sempre accese, rumori, infermieri che andavano e venivano, personale di servizio vario, persone in visita che chiacchieravano. Il tutto sempre, in qualunque momento, in modo del tutto indipendente dagli orari.

Il successivo trasferimento in una camera a due letti mi ha restituito un po’ di pace, e ridato il sorriso.

Vita-in-ospedale-sorriso

Bello sorridere alla vita!

E da qui desidero ringraziare di cuore la caposala che ha trovato la soluzione al mio problema.

Di sicuro in ospedale i ritmi sono di gran lunga diversi da quelli personalizzati che si possono avere nella propria casa. Ma la cortesia del personale e la presenza costante della badante e dei miei genitori hanno reso il tutto sopportabile. Le giornate hanno così preso un loro ritmo, gradevolmente interrotto di tanto in tanto dalla visita degli amici, il cui tam tam ha funzionato sempre egregiamente.

I miei amici

Sono arrivati in molti, tutti i giorni, mettendosi d’accordo per non essere mai in troppi e non disturbare la routine ospedaliera, nonché la mia compagna di stanza. Sempre molto attenti a tutto, sempre con qualcosina in mano, per lo più fiori. Conoscono il mio debole!

Ogni giorno anche la Mamma mi ha sempre portato una rosa. Frutto del nostro rampicante che in quei giorni era nel suo massimo splendore. Mi aiutava a sentirmi non troppo lontana da casa.

Ho pensato avresti gradito vedere uno degli ultimi esemplari di questa bellissima e profumata pianta. Mi spiace non poterti offrire anche il profumo di questa rosa. Bello, intenso, ma mai penetrante.

vita-in-ospedale-rosa

La Rosa della Mamma

Un fuori programma

La presenza fissa, notte e giorno della badante in quei giorni è ovviamente stata una eccezione, solo per me. A differenza degli altri degenti che non erano assistiti a livello individuale; perché chi mai avrebbe potuto capire le mie esigenze se non uno della mia famiglia? (tu sai che non parlo, come conseguenza della mia compagna di vita: la sclerosi multipla).

Nessun altro sarebbe mai stato capace

di servirsi dei miei occhi per comunicare.

In effetti ci vuole un po’ di esercizio!

Inoltre, fosse mai stato necessario, non avrei assolutamente potuto suonare il campanello per chiamare. Lo avrei anche fatto, molto ma molto volentieri. Ma le mie mani si rifiutano sempre di collaborare.

Sono stata a letto, praticamente immobile, per circa 10 giorni consecutivi. Ero infatti perennemente collegata all’ossigeno, alle varie flebo, alla PEG (Percutaneous Endoscopy Gastrostomy) che mi alimentava. A muoversi era solo il letto: lo schienale, la pediera, su e giù a seconda delle necessità.

Di nuovo in sedia. Ma che bello!

Quando finalmente ho potuto alzarmi, ho pensato di non essere mai stata tanto felice: Ero sulla mia sedia, di nuovo! Finalmente! Mi avessero detto tempo fa che avrei un giorno avuto un pensiero del genere non ci avrei mai creduto! E invece nella vita mai dire mai. E’ proprio vero!

Vita di casa

Anche a casa i ritmi della vita quotidiana dell’intera famiglia sono stati scombussolati: fare la spesa, preparare una specie di pranzo, fermarsi a casa per un boccone, svolgere alcune incombenze proprio urgenti, altro non erano per i miei che intervalli fra una presenza e l’altra in ospedale, la chiacchierata di aggiornamento con il medico, e cose simili.

 Pronto? Servizio Taxi

Il mio Papà è diventato super esperto nel servizio trasporto “casa/ospedale/casa”. La macchina svolgeva egregiamente il suo lavoro e credo mai abbia attraversato cosi tante volte la città da una parte all’altra. Forse non avrebbe neanche più avuto bisogno di nessuno al volante. Ormai conosceva la strada!

In ospedale, di sicuro, si acquisisce una dote che nella vita risulta sempre indispensabile (io confesso l’avevo già imparata nel tempo): la pazienza! Spesso e volentieri si aspetta, nonostante la disponibilità e la cortesia degli addetti. Loro hanno delle grandi responsabilità nei confronti dei tanti degenti che riempiono (sempre) tutte quante le stanze disponibili e devono equamente dare attenzione a ciascuno.

Io che, pur avendo i miei limiti vocali, praticamente sono ugualmente una gran chiacchierona, ho instaurato dei bei rapporti con buona parte del personale medico e paramedico, e, anche per loro, io sono subito diventata Gin.

Ovviamente nonostante le tre settimane trascorse nella loro struttura, non hanno avuto il tempo di imparare il mio linguaggio ma, con l’aiuto dei miei interpreti, ci siamo intesi benissimo.

Così anche un ambiente che di per sé non è esattamente fra i più simpatici (ma necessario), ha messo in evidenza in quei giorni diversi aspetti positivi.

E mi ha poi rimandato a casa con una brutta bronchite da registrare fra le cose ormai superate, anche se, con una settimana di ritardo rispetto al previsto. Infatti a dimissioni già decise, io sono stata, nel corso di una notte, talmente brava da rimettere in crisi i miei bronchi così tanto, ma così tanto da costringermi a prolungare la mia permanenza. Il tutto proprio solo in una notte!

Si, tu che mi segui e oramai mi conosci un pò,

sai bene che io metto sempre il massimo impegno

in tutte le cose che faccio!

Comunque sia (torno ad essere seria), adesso sono a casa, e ci sto molto bene.

Ma ora c’è una novità rispetto al passato: dal momento che l’inizio della polmonite potrebbe essere stato determinato dalla mia alimentazione per bocca (poca, limitatissima e comunque sempre sotto forma di crema o molto simile) sono uscita dall’ospedale con l’assoluto divieto di mangiare in maniera “tradizionale”. Tutto ciò proprio al fine di evitare una eventuale futura polmonite, provocata  (per un difetto nella deglutizione) dalla penetrazione nelle vie respiratorie di parti di cibo  (si chiama polmonite ab ingestis).  A volte la “soluzione” del problema sta nella tracheotomia che ti consentirà poi di respirare. Ma… meglio non arrivarci.

Quindi… non mangio più! Avevo “due bocche“. Invece adesso c’è solo la PEG ad alimentarmi. Come sai mi piaceva anche molto fare esperimenti legati al gusto, andare con Papà o amici al ristorante. Era anche un bel passatempo, un bel momento conviviale. Beh, tutto questo non si potrà più fare.

Ci saranno altre attività a sostituire quelle uscite e quei momenti in compagnia. E io ci sto già pensando. Mi verranno delle idee!

Ho rivisto a casa tante delle persone che erano venute a trovarmi in ospedale. Tutti mi hanno portato dei fiori, una piantina, una composizione, e nella confezione che hanno preparato o fatto preparare si sono ricordati del mio colore preferito: viola, lillà, fucsia.

Vita-in-ospedale-fiori

Attenzione che io ho molto apprezzato. Sono tutti sempre molto carini ed affettuosi. Lo pensi anche tu?

Ciao

-Gin

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31 Responses

  1. Sandra says:

    Ciao Gin. ..bentornata a casa! Bellissimo il tuo ottimismo…che merita un intero giardino fiorito! Ti abbraccio forte..saluta la tua mamma . Sandra

    • Gin says:

      Ciao. Proprio ieri mi sono stati donati dei fiori, rigorosamente lilla, da una amica che ormai risiede in Emilia e che non vedevo dai tempi dell’Università.
      Fantastico. Programmate le ferie?
      Ciao

  2. Anna says:

    Ciao Gin! Non sapevo di questa tua “vacanza” fuori porta… sono però contenta tu ti sia ripresa bene! Prometto che appena ho un attimo di tempo passo a trovarti!
    Un bacione a te e a tutta la famiglia!

  3. Anonymous says:

    Cara Gin, sicuramente la vita d’ospedale non si augura a nessuno. Però ci sono dei momenti in cui per guarire occorre proprio ricoverarsi. Tu hai ritardato, all’inizio, sperando di poterti curare a casa. Però la bronchite era proprio violenta e solo grazie alla equipe che ti ha seguito in ospedale sei riuscita a superala bene e rientrare a casa in perfetta efficienza. Hai fatto una nuova esperienza e conosciuto e apprezzato l’umanità dell’ospedale. Un abbraccio. Gianni

    • Gin says:

      Si, devo molto al personale medico, ma in effetti accettare l’idea del ricovero non è stato facile. E’ passato tutto ormai. E, come dici tu, ho conosciuto altre persone.
      Ogni esperienza, sempre qualcosa di nuovo, di significativo.
      Ciao

  4. Cornelia Gasparin says:

    Gin mi dispiace che tu debba rinunciare al ristorante e al piacere di un po’ di gusto. Hai letto di quel ragazzo sardo affetto da SLA e che ha scritto un libro per poter ridare il piacere del gusto a chi deve essere alimentato con la PEG? Io non ricordo il titolo ma il libro è uscito pochissimo tempo fa.
    Ti abbraccio

    • Gin says:

      Si, ho saputo del ragazzo e del libro. Vedrò. Intanto devo dire che mi sono abbastanza abituata all’idea, anche se ogni tanto mi capita di pensare al cucchiaio che entra nella mia bocca.
      Ciao. Stammi bene

  5. Silvia says:

    Non smettere mai di sorridere!

    • Gin says:

      E’ senz’altro più divertente. e poi vuoi mettere quanti muscoli del viso si distendono? Bando alle rughe!

  6. Anna Pozzi says:

    Cara Gin, bentornata a casa . Leggerti è sempre bellissimo : l’umorismo che riesci a mettere nelle tue cronache mi rimane dentro tutto il giorno, e sorrido da sola.
    I tuoi colori preferiti nei fiori sono anche i miei, e in questi giorni sono proprio una gioia per gli occhi.
    Grazie del tuo sorriso e della tua costante lezione di pazienza. Un abbraccio a te e alla tua mamma.
    Anna

    • Gin says:

      In effetti è la natura che mi ha portato a vedere sempre la parte piena del bicchiere e non quella vuota. Aggiungo però, che sono certa che la fede in Gesù mi aiuti tantissimo a dare un senso a tutto questo.
      Ciao Anna. Buona estate

  7. Paola says:

    Cara Gin accidenti che vacanza alternativa! Sono contenta che tu sia a casa. Bellissimi i fiori che ti hanno regalato, soprattutto la rosa…mi sembra quasi di sentirne il profumo! Un abbraccio a te e ai Tuoi. Paola

    • Gin says:

      Tu fai di sicuro vacanze più “normali”. Ne sono sicura. Ma non a tutti è dato di fare cose eccezionali.
      A proposito, che fai questa estate? non molto tempo fa sei stata in Giappone. Giusto?
      Ciao

  8. Zia Renata says:

    Ho letto i messaggi che ti sono arrivati…Sono davvero contenta che tu sia circondata da persone che ti vogliono bene e che ti scrivono con affetto…Vorrei dirti tante cose ma per ora sono troppo indaffarata…Ho gli operai a casa e siamo sommersi dalla polvere, ma sappi che ti penso tutti i giorni. Un bacione e a presto!!!

    • Gin says:

      Si, è davvero molto bello questo scambio di idee, pensieri, e …fiori (come in questo ultimo mese). Mi fa sentire (come dici tu) sempre circondata da affetto. Spero tu abbia finito i tuoi lavori in casa. E che sia contenta di quello che hanno fatto.
      Ciao

  9. Marina Mollo says:

    Ciao Gin, è la prima volta che ti scrivo e mi sento onorata di poterlo fare. Non ti ho conosciuta personalmente, ma mi ricordo di te. Quando eri una ragazzina ti vedevo a messa al Sacro Cuore con la tua famiglia. Poi quasi 26 anni fa mi sono sposata e sono andata via da Ivrea. Ora casualmente ho visto su FB qualcuno che parlava del tuo Blog ed ho sentito il desiderio di leggere i tuoi scritti. Per ora ho letto solo questo, ma già sento che sei una persona veramente in gamba. La tua vita preziosa è un grande DONO!!! Grazie

    • Gin says:

      Ciao. Grazie per essere venuta a trovarmi e per il tuo commento.
      La Mamma mi ha aiutata a ricordare te ed i tuoi genitori, sempre molto presenti in Parrocchia.
      Posso sperare di leggerti ancora? Me lo auguro. E se poi vuoi essere informata degli aggiornamenti, basta che ti registri. Io sarò felice di ritrovarti.
      Vedi tu.
      Ciao. Buona estate. Io andrò per un pò al mare.

      • Marina Mollo says:

        Leggerò i tuoi articoli e ti scriverò con molto piacere! Mi sono registrata. Intanto ti auguro con tutto il cuore di trascorrere una serena estate!!! Un saluto affettuoso!
        Marina

  10. rosanna says:

    hai fatto un’ esperienza brutta e anche dolorosa, ma ora è tutto passato e puoi pensare alle vacanze con la V maiuscola.
    Mi dispiace che tu non possa più assaggiare il cibo e questo mi impedisce di portarti le brioches e di prepararti creme pasticcere e dolci in generale, ma meglio osservare il divieto che ritornare in ospedale. Ciao Gin

    • Gin says:

      Hai decisamente ragione. Bisogna guardare avanti, sempre ed evitare ricadute.
      Qua a casa facciamo tutti attenzione ad osservare il divieto…di mangiare in modo tradizionale. Ci mancherebbe. Io per prima non aspiro a tornare in ospedale, anche se l’esperienza mi ha lasciato qualcosa di buono.
      Ciao

  11. Gabriella Bertino says:

    Cara Gin
    ben tornata a casa a goderti il tuo spazio.
    Sono felice che tu sia riuscita a vincere con il tuo sorriso anche questa prova della tua malattia.
    Che bello sentirti raccontare del modo coi cui ti sei senita amata, aiutata e sostenuta. Hai veramente attorno a te un mondo gioiro e pieno di amore. Il tuo sorriso, al tua forza, la tua energia hannno permesso di creare tutto ciò. un abbraccio forte a te e a tutte le persone care che ti sono vicine.
    Gabriella

    • Gin says:

      Grazie infinite. Verissimo, l’avere tante persone vicino (anche virtuali) aiuta ad affrontare e superare le difficoltà.
      Ciao. Buona estate. Io torno a fine agosto.

      • Gin says:

        Un uccellino (indovina chi) mi ha detto che ieri era il tuo compleanno. Tanti tanti auguri. Valgono ancora anche il giorno dopo?

  12. Rosa Nappi says:

    Ciao Gin ,
    Oggi ho visto tua mamma ed eccomi qui che ti scrivo … sei una donna meravigliosa e in gamba … un abbraccio Rosanna

    • Gin says:

      Ciao! Sono contenta vi siate viste.
      Mi ha detto che molto probabilmente ci vedremo in autunno; intanto seguimi sul blog. A presto. Ciao.

  13. Anonymous says:

    Grazie cara che bello ricevere i tuoi auguri Gabriella

  14. francesca says:

    Ginevra la tua forza e soprattutto il tuo sorriso , che si rinnova ogni volta che ti vediamo , non smettono mai di sorprendermi e di illuminare le giornate … anche le più grigie . Grazie per la tua disponibilità e per tutto l’affetto che ci trasmetti .
    Grazie per tutto ciò che ci insegni
    Francesca

    • Gin says:

      wow! Super! ho una nuova fan! Grazie delle belle parole che non so se meritare o meno.
      Io non ne ho alcun merito. Sono così, come mi si vede.
      Ciao!

    • Gin says:

      Il mio sorriso lo regalo a tutti. Ho preso come motto la canzone di Jovanotti: Io penso positivo. Per me il sorriso dovrebbe avere un effetto domino. E sarebbe splendido. E poi, nella vita, sempre meglio sorridere che piangersi addosso.

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