Mai sentito parlare di “cellulare di cortesia”?

Hai  mai avuto un “cellulare di cortesia”?

Io ne ho scoperto l’esistenza (almeno credo) qualche giorno fa! Non si finisce proprio mai di imparare, giorno dopo giorno.

Ho capito che esistono anche loro, proprio come le automobili (o è stata solo una casualità? Una eccezione? Non saprei dire. Non ho ancora verificato).

La mia Mamma si è recata in un negozio per l’acquisto di un nuovo cellulare (l’altro in effetti era già degno della pensione da diversi anni. Come ormai da tempo le dicevano i miei fratelli) e, conseguentemente, chiedeva il trasferimento della rubrica dall’uno all’altro.

Il commesso, gentilissimo, nel fare il suo lavoro ha reso per sbaglio inservibile il vecchio cellulare e, poiché l’operazione di trasferimento richiedeva un paio di giorni per essere ultimata, le ha dato un cellulare alternativo (da me definito cellulare di cortesia) per tamponare i due/tre giorni di “vuoto”.

Che vuoi che sia! Due giorni senza cellulare!

Eh no! E’ vero che la mia Mamma sarebbe tranquillamente sopravvissuta; è anche vero che il cellulare alternativo non è esattamente l’ultimo modello (comunque trasmette e riceve telefonate e messaggi).

Cellulare-di-cortesia

Eccolo! Il cellulare di cortesia: ultimo modello 🙂

Pur sempre, ciò mi ha portato a pensare che oggi è ritenuto un oggetto proprio indispensabile, di cui non si riesce assolutamente a fare a meno.

Proprio come una autovettura, che resta dal concessionario per una riparazione e per la quale viene fornita la vettura di cortesia.

Ecco quindi oggi quello che io ho definito “cellulare di cortesia”.

La mia generazione è quella che ne ha uno sempre fra le mani, per qualsiasi necessità: la telefonata, i messaggi, la chat, l’acquisto di un biglietto ferroviario o aereo, una verifica su internet, la strada da percorrere, il tempo, la borsa, e cosi via.

Insomma oggi si fa di tutto con un buon cellulare. Le prestazioni sono cosi tante che c’è sempre bisogno di lui!

Il mio cellulare? Nella borsa della Mamma!

Io non ne ho mai avuto uno personale, e non posso dire che in sé e per sé la cosa mi faccia soffrire. Semmai devo aggiungere che, dal momento che le mie mani da tempo non collaborano per colpa della sclerosi multipla, e che anche la mia voce da tempo è andata, per me era inutile averne uno tutto mio. Una volta se ne era anche parlato, ma l’idea è stata subito abbandonata.

Quindi ho sempre condiviso quello della mia Mamma, che da parte sua ha svolto egregiamente il suo lavoro di segretaria.

Non ho veramente mai sentito la necessità di un numero che fosse solo mio. Privacy? Si, credo che una volta lo avrei sentito come un problema, abbastanza presto poi superato; come puoi leggere in un mio precedente post.

Aiutata dalla Mamma, ho quindi sempre continuato via cellulare (ma anche con tutti gli altri mezzi tecnologici che abbiamo oggi) a relazionarmi con i miei amici un po’ dappertutto.

Quelli da me battezzati Amici con la “A” maiuscola abitano in zona, continuano a venire a casa mia, a non dimenticare il mio compleanno; e poi qualunque altra occasione è valida per condividere momenti di gioia.

Mi arrivano anche sempre tanti sms, whatsapp, mail. Direi che sono molto impegnata in varie forme di corrispondenza.

E adesso ho anche i tanti amici virtuali che leggono i miei racconti, da quando ho aperto questo blog.

Grazie quindi anche a te e a tutti coloro che mi scrivono un loro commento.

Li leggo sempre tutti, volentieri! 🙂

Ciao

-Gin

PS: sai cosa mi ha detto la mia Mamma? Che tanti anni fa il primo significato che si dava alla parola “cellulare” era relativa al furgone (era definito proprio così) per il trasferimento dei detenuti da un posto all’altro.  Lo sapevi?

Le lingue sono “vive” e si evolvono nel tempo!

You may also like...

12 Responses

  1. Silvia says:

    Ciao Ginevra..assocciare l’aggettivo “cortesia” a quello di telefonino, non mi verrebbe in mente se non appunto per il servizio che ti ha dato.
    Il telefonino è ormai indispensabile e siamo sempre alla ricerca del modello più nuovo e performante. Spesso perdiamo di vista il suo reale utilizzo: scambiarsi messaggi, condividere un’emozione, ricordare un’avvenimento, semplicemente scambiarsi un saluto.
    Mi viene da associare alla parola telefonino altri aggettivi:
    Invadente: quando mi fa entrare prepotentemente nella vita di un’altra persona che risponde al telefono vicino a me sul treno.
    Asociale: quando vedo un gruppo di ragazzini che invece di parlarsi ognuno digita sul suo apparecchio.
    Fastidioso quando suona in un luogo inopportuno
    Borioso quando all’estero si sente rispondere quasi sempre in italiano “Ciao…io sono in un magnifico posto e tu in ufficio??”
    Un caro saluto e a risentirci grazie comunque ad un uso sano delle tecnologie!!!
    Silvia

    • Gin says:

      Ciao Silvia!
      Io concordo pienamente con te. E mi spiace sempre molto constatare come purtroppo la buona educazione e il rispetto per gli altri stia nel tempo svanendo.
      Io aggiungo un altro aggettivo: irritante. in molti casi lo è. A volte dimentichiamo che è uno strumento da usare, come ogni strumento, al meglio. Senza renderlo invasivo
      Grazie di questo commento.

      p.s. qualcun altro ha qualche altro aggettivo da suggerire?

  2. rosanna says:

    oggi non si può fare a meno di usare il telefonino e per questo nasce quello di cortesia. Molti problemi, oggi si

    risolvono usando il telefonino che ha tantissime funzioni. Quello che conta è l’uso che se ne fa. Se usato con

    discrezione è un ottimo strumento. Un abbraccio e buon pomeriggio.

    • Gin says:

      Ciao Rosanna!
      Quel che conta è l’uso che se ne fa e la discrezione con cui lo si usa. In poche parole hai riassunto tutto.
      Brava! Grazie per la tua costante presenza!

  3. Anonymous says:

    Certo il” cellulare di cortesia” in molti casi diventa uno strumento indispensabile per le
    nostre attività. Io qualche volta ho usato un vecchio cellulare in sostituzione di quello non funzionante: non aveva tutte le prestazioni ma era utilizzabile per cose essenziali. Oggi anch’io
    non saprei fare a meno del cellulare anche se lo uso molto per motivi di “lavoro” e poco o niente per motivi di condivisione sociale.
    Continua sempre con i tuoi blog. ciao. gianni

    • Gin says:

      Beh, chiaramente ognuno nel cellulare cerca ciò che gli torna comodo o utile. Gli aspetti sociali, nel tuo caso, sono meno prioritari dell’aspetto lavorativo, che lo strumento in questione assolve alla grande.

      Ciao! Ciao! Buon lavoro allora!

  4. Gabriella Bertino says:

    Cara Gin
    per diverso tempo non volevo abituarmi al telefonino, ora ne sto apprenzando le sue mille possibilità di mantenere i contatti con persone amiche, persone speciali, famigliari.
    Mi permette di condividere anche momenti belli, pensieri affetuosi, abbracci virtuali. Un grazie alla tua mitica segretaria. La mamma.
    Ciao GABRIELLA

    • Gin says:

      Mi piace.
      Si mi piace questo dibattito a chilometri di distanza. Poco per volta nel tempo hai colto i lati positivi del cellulare, prendendone il buono, senza diventarne schiava, succube.

      La mia “mitica segretaria” ringrazia.

      Ciao!!!!!!!!!!!!

  5. Sandra says:

    Ciao gin! Convengo che in effetti il cellulare è ormai parte di noi. ..del nostro armamentario quotidiano…mi piace il fatto di poter mantenere dei contatti…anche quando sono di corsa…e magari..penso proprio a te…o a chi i quel momento Non è lì con me…un pensiero. ..due righe…che invio mi fanno stare bene…e se la persona mi risponde. …bello!bello!
    …che poi se ne faccia un uso improprio o esclusivo…beh è tutta un’altra storia. ..l’abuso. .l’eccesso..Non è mai positivo…ma questo riguarda tutte le cose. Ti abbraccio

    • Gin says:

      Ciao!
      I commenti finora pervenuti quasi quasi mi hanno portato un po’ di rammarico per non averne mai tenuto uno in mano! Ma no, non è vero…dai! perché pur non avendolo mai tenuto in mano lo uso, e credo per usi e modalità non improprie.

      Ciao!!!

  6. Anna Pozzi says:

    Cara Gin, interessanti le tue riflessioni sul cellulare nella nostra vita. Devo dire di essermi sorpresa di me stessa ,poco tempo fa ,per il mio nervoso di essere rimasta senza per due giorni.E’ incredibile quanto la connessione immediata sia diventata importante. Hai chiesto come rimaniamo in contatto con gli amici. Io ti rispondo: anche
    co carta e penna, come una volta. E se trovo nella cassetta una busta con francobollo, che non sia una bolletta, sono molto contenta. Cercherò una bella foto del mio lago, nei prossimi giorni, e te la invierò Nel frattempo grazie per quello che scrivi, e un saluto affettuoso a te e alla tua mamma.

    • Gin says:

      Eh si, carta e penna. Non molto tempo fa, forse nella primavera scorsa, io ho un po’ fatto l’elogio di carta e penna, in un brano che risponde a questo indirizzo http://www.ilsorrisodigin.com/fascino-lettera-mani.
      A me è sempre piaciuto scrivere, e come dicevo allora, ho consumato tante penne. E poi una bella carta, una bella caratura, un bel colore, una bella grafia, un bel francobollo, mi hanno sempre attirata.
      Ma, come mi diceva qualcuno in un suo commento a quel post: Facciamocene una ragione! Forse oggi il consumo di carta sarebbe insostenibile. Chi lo sa!
      Ciao. Un abbraccio!

Leave a Reply

Your email address will not be published.